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Acqua potabile per irrigare il campo di calcio: ad Agrigento è polemica sugli sprechi allo stadio Esseneto
La rete colonica cittadina resta a secco tra guasti e dispersioni, ma la struttura comunale dell'Akragas fruisce di forniture civili pagate dal Municipio. Il piano della giunta per deviare l'uso verso le sorgenti Picarella e Teatro
Mentre la città soffre la sete, una scarsità idrica tra l’altro ingiustificata e ingiustificabile data la grande abbondanza negli invasi grazie alle piogge di questo inverno, c’è una parte rilevante di quell’acqua che andrebbe fornita ai cittadini e che invece viene usata per tutt’altro.
E non parliamo delle perdite, che sono come noto centinaia e distribuite in tutta Agrigento a causa di una rete vetusta oggetto di lavori di ammodernamento sui quali, come noto, si è pronunciata anche la Procura. Parliamo di scelte gestionali date per consolidate negli anni ma che, a ben vedere, così inevitabili non sono.
Da anni, infatti, il Comune di Agrigento utilizza acqua potabile per rifornire lo stadio “Esseneto”, da sempre feudo incontrastato dell’Akragas Calcio. Ora, che per far funzionare docce e servizi igienici si usi l’acqua destinata all’utilizzo umano, non c’è nulla di strano.
Più complesso è invece giustificare il fatto che si utilizzi una risorsa idrica che potrebbe andare nelle case per le abbonanti irrigazioni del manto erboso, come avviene da anni senza che si sia mai pensato di trovare una soluzione alternativa. Acqua che tra l’altro viene pagata dal Municipio ad Aica, trattandosi di una struttura comunale per quanto affidata in concessione all’Akragas.
Sia chiaro: se un cittadino volesse rifornirsi di acqua potabile per il proprio giardino, ad esempio, non potrebbe farlo. Sarebbe invitato ad acquistarla dal Consorzio di bonifica per scopi che sono equivalenti a quelli agricoli. Ma per lo stadio questo non avviene e, soprattutto, non è mai avvenuto negli ultimi 15 anni nonostante saltuariamente il tema sia anche approdato in Consiglio comunale anche ai tempi del precedente gestore, la società privata Girgenti Acque.
Il Comune, con l’amministrazione di Michele Sodano, starebbe iniziando a porsi quantomeno il problema, valutando l’uso di acqua non potabile, come quella che proviene dalla sorgente Picarella o da quella del Teatro, da trasportare con autobotte e immettere in un sistema
diverso, unicamente finalizzato all’irrigazione del prato del “tempio” del calcio agrigentino.
Questo senza togliere litri preziosi ad una città che della “sete”, forse persino più dei Templi, ha fatto un proprio marchio identitario.
Suo malgrado, ovviamente.