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l'analisi del disastro

Agrigento, mai così tanta pioggia dal 2002: è scontro (con polemica) sull'allerta meteo mancata

Allagamento, l'accusa del Comune: "Paghiamo decenni di cementificazione selvaggia"

21 Settembre 2026, 09:32

09:40

Agrigento, mai così tanta pioggia dal 2002: è scontro (con polemica) sull'allerta meteo mancata

Un fiume d’acqua che ha travolto tutto. Una quantità di pioggia precipitata sulla provincia di Agrigento e in particolare sull’area tra Sciacca e Canicattì, colpendo duro Aragona, Favara, Ribera e molti altri comuni che non si vedeva da anni.

A dirlo non è la percezione comune, ma sono i dati ufficiali forniti dal Sias, il Sistema informativo agrometeorologico della Regione Sicilia: in appena tre ore la stazione di rilevazione di Agrigento Scibica ha fatto registrare 145,4 millimetri di pioggia caduti, il che rappresenta il valore massimo registrato fin da quando la stazione è stata installata, nel 2002 in qualunque ipotesi temporale (cioè calcolando la quantità di acqua cumulata in 3, 6 ,12, 24, 48 o 72 ore). rilevati dalla stazione dall'avvio delle sue rilevazioni nel 2002. I millimetri a Sciacca sono stati 82, ad Aragona 57.

Una quantità di pioggia impressionante, concentrata in una sola micidiale bomba d’acqua che, ed è questo il tema più spinoso, nessuno aveva previsto.

Il bollettino della Protezione civile regionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico del 18 e poi del 19 settembre, indicava infatti prima un’allerta verde e poi una gialla, con la previsione sì di precipitazioni, ma senza alcun preavviso, ad esempio, di condizioni meteo avverse. Troppo poco, secondo le amministrazioni comunali, a partire da quella di Agrigento, per poter prepararsi a fronteggiare un evento meteo calamitoso. Una polemica istituzionale al momento un po’ accantonata, in considerazione dei danni da gestire che l’ondata di maltempo ha lasciato dietro di sé.

Ieri l’amministrazione, con gli assessori Riccobene e Micciché, ha svolto nuovi sopralluoghi nelle zone più colpite, a partire dall’area del Villaggio Mosè. Qui si è registrata una vera e propria alluvione e i motivi vengono molto da lontano. Se è vero che nel capoluogo le attività di pulizia delle caditoie delle acque bianche non erano ancora partite, nonostante l’annuncio social, è anche vero che queste attività non avrebbero risparmiato le zone a valle di viale Cannatello, ad esempio, semplicemente perché qui di canali di scolo non ne sono mai stati realizzati, o gli stessi sono sottodimensionati o sono stati “tombati” dall’edificazione privata.

«Parliamo di un intero territorio – scrive Riccobene sui social - in cui non si è pensato alle conseguenze della cementificazione selvaggia. Occorre intervenire, guardando alle migliori esperienze tecniche e scientifiche, ma soprattutto bisogna invertire, da subito, il trend sul consumo di suolo e sulla cura dei terreni liberi. A questo si aggiunge un’attenzione, che avremo subito, sul distacco degli scarichi delle acqua piovane dalla rete delle acque bianche».