san giovanni di dio
Sanità, il paradosso di Agrigento: la Medicina nucleare che fa gola persino agli ospedali del nord
Pianta organica al completo e 35mila prestazioni all'anno, ma la sfida resta abbattere le liste d’attesa per le cure oncologiche
Pianta organica al completo, attrezzature aggiornate ed erogazione di prestazioni di secondo livello. Insomma, verrebbe da dire «benvenuti in paradiso» se non fosse che c’è anche il purgatorio. Stiamo parlando della Medicina nucleare dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, diretta da Antonio Garufo, che è anche direttore del Dipartimento di Scienze radiologiche dell’Azienda sanitaria provinciale, che opera, ad esempio, nel “dietro le quinte” della Pet, così come della diagnostica oncologica o della scintigrafia recettoriale per la sindrome extrapiramidale per le patologie neurodegenerative. Un tesoretto, uno dei pochi, invidiato perfino dalle strutture del nord Italia. E il perché è presto detto.
«Abbiamo la pianta organica al completo – spiega Antonio Garufo – i medici scelgono Agrigento e i colleghi del nord mi chiamano per sapere se qualcuno dei nostri vuole trasferirsi nelle loro strutture».
Come si inserisce la Medicina nucleare nella radiodiagnostica?
«Quando parliamo di radiodiagnostica non ci riferiamo soltanto alla radiologia che fa imaging di tipo strutturale, morfologico come le Tac, risonanza, ecografia, … la Medicina nucleare fa imaging di tipo funzionale, come la Pet, la diagnostica oncologica, radioterapia oncologica, scintigrafia recettoriale per la sindrome extrapiramidale».
Sappiamo che le attrezzature, oltre agli aggiornamenti, sono anche integrate dall’Intelligenza artificiale. La Medicina nucleare di Agrigento è in linea con le nuove tecnologie?
«Precisiamo subito che vengono considerate obsolete tutte le attrezzature che hanno più di sette anni. E di queste, i nostri ospedali sono pieni. Stiamo lavorando per l’ammodernamento della nostra Pet dopo il rinnovo di due gamma camera avvenuto nel 2024, macchine di ultima generazione, potenti e con standard tecnologicamente. Tenga conto, comunque, che la Pet è perfettamente funzionante. Le macchine in ospedale sono costantemente aggiornate con software innovativi. È chiaro, comunque, che le macchine nuove hanno un hardware diverso che consente un salto di qualità».
C’è anche l’Intelligenza artificiale…
«Sì, esatto. Le Pet, ad esempio, negli ultimi cinque anni sono passate dall’analogico al digitale. Avevamo delle macchine estremamente performanti ma oggi, con questo salto generazionale, abbiamo bisogno in tempi ragionevolmente brevi di colmare questo divario ad Agrigento così come nel resto d’Italia».
Qual è il “purgatorio” della Medicina nucleare?
«Siamo chiamati a sostenere sfide fondamentali, tipo le liste d’attesa, e in questo senso abbiamo bisogno di rideterminare per ampliare. Pensi ad esempio alla radioterapia, unico erogatore nel territorio, che deve essere in grado di soddisfare la richiesta del bacino d’utenza di tutta la provincia. E, per alcune prestazioni, che non fa neanche il privato, siamo anche erogatori esclusivi. Ciò non toglie che anche noi abbiamo anche i nostri tempi d’attesa. Quasi nessuno dei privati, ad esempio, esegue prestazioni di secondo livello, quelle che richiedono la somministrazione di un mezzo di contrasto perché espone al rischio e occorre l’anestesista. E ciò, chiaramente, smentisce l’idea di molti secondo la quale pubblico e privato sono uguali. L’area radiologica dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, tanto per darle un numero, nel 2025, ha eseguito ben 35mila prestazioni solo ad Agrigento».