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la protesta

La crisi dell'olio d'oliva: silos pieni, prezzi dimezzati e la minaccia delle importazioni estere

Gli olivicoltori lanciano l'allarme alla vigilia della raccolta: prodotto invenduto, crollo del valore fino al 50% e concorrenza extracomunitaria

24 Settembre 2026, 10:45

10:50

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Scendono in campo gli agricoltori e le associazioni del settore per la crisi del comparto agricolo sia per la precaria rete di canalizzazione irrigua e sia per la paventata crisi del settore olivicolo. Un’assemblea pubblica stata organizzata per sabato alle 18:30 nella sala “Emanuela e Giovanni Ragusa”, all’interno del palazzo comunale di Ribera. L’imperativo categorico “Salviamo l’agricoltura” è stato lanciato dalle due associazioni riberesi “Liberi Agricoltori” e “Pro Verdura”, alle quali si è unita ultimamente l’Aic Ribera diretta da Carmelo Traina.

Il problema che più assilla, quasi alla vigilia della raccolta delle olive, è quello dell’olio extravergine che, ancora invenduto oggi nei recipienti dei frantoi e dei commercianti, non trova facile mercato di vendita. A questa grave difficoltà si aggiungono il fatto che gli oleifici non sanno dove conservare l’oro verde di nuova produzione e l’annunciata e forte riduzione del prezzo che sembrerebbe perdere quasi il 50 per cento rispetto all’anno scorso.

I produttori di olive vogliono fare il punto su una situazione che annuncia drammatica per migliaia di aziende agricole.

«Se abbiamo fatto da oltre due anni una accesa lotta – dicono Dino D’Angelo e Paolo Ganduscio, i due organizzatori dell’assemblea – per combattere siccità e calura prima e le rotture della canalizzazione irrigua negli agrumeti e frutteti dopo, oggi ci casca addosso l’ulteriore pesante tegola della produzione olearia. Dobbiamo individuare subito una soluzione perché, dopo il settore agrumicolo che sta alla base nel comprensorio riberese di una quindicina di Comuni dell’economia, la produzione di olive e di olio in tutto l’Agrigentino occidentale rappresenta la seconda fonte di ricchezza».

I silos dei frantoi sono pieni e gli olivicoltori sono preoccupati perché non sanno dove depositare la produzione che pare si annunci buona per quantità e qualità. Corre voce che ci sia stato un forte deprezzamento dell’olio per via della prossima buona quantità, ma soprattutto a causa dell’ingresso in Europa dell’olio che proviene dalle aree extracomunitarie che non avrebbe le stesse qualità di quello siciliano. Da Ribera partirà un forte segnale di allarme per tutta la Sicilia.