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le indagini

Acireale: con mazze e tubi contro due giovani egiziani, 17 responsabili individuati. Procura: «Violenza tribale e odio razziale»

Il 19 giugno 2025 in quaranta, alcuni a volto coperto, si sono scagliati contro due ragazzi. Un raid per punire la frequentazione con una ragazza. Oggi scattano le misure cautelari

01 Ottobre 2026, 10:14

10:15

Acireale: con mazze e tubi contro due giovani egiziani, 17 responsabili individuati. Procura: «Violenza tribale e odio razziale»
Si sono radunati in 40 nella piazza Duomo di Acireale, con mazze, tubi di ferro, chiave inglesi, alcuni a volto travisato per un pestaggio organizzato nei confronti di due giovani egiziani. Solo per punire la frequentazione di una delle vittime con la ex fidanzato di uno degli aggressori. Oggi la polizia di Stato, su disposizione della Procura di Catania, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’obbligo di firma nei confronti di 14 giovani acesi e del divieto di dimora nei confronti di un pregiudicato acese, tutti ritenuti gravemente indiziati dei reati di lesioni pluriaggravate con l’aggravante dell’aver agito con finalità di discriminazione e odio razziale e porto illegale di oggetti atti ad offendere. «Una violenza tribale», afferma il procuratore capo Francesco Curcio, sottolineando come le immagini dei video amatoriali siano diventati virali. 
Il provvedimento di oggi arriva alla fine di un'attività di indagine partita il giorno del pestaggio, il 19 giugno del 2025. Nella principale piazza di Acireale è intervenuto un equipaggio delle volanti del locale Commissariato, dove svariate segnalazioni indicavano una rissa con il coinvolgimento di numerosi giovani: da subito, grazie alle testimonianze raccolte, si è compreso che nessuna rissa era avvenuta, ma che sarebbe stato organizzato un violento ride punitivo, a cui avrebbero partecipato almeno quaranta ragazzi di giovane età, ai danni di due giovanissimi cittadini egiziani, per “punire” la frequentazione di una delle due vittime con la ex fidanzata di uno degli aggressori partecipanti all’azione di massa.
Le attività di indagine si sono basate sull’acquisizione e sul meticoloso esame di diversi filmati registrati da telecamere pubbliche e private e di video caricati sui social da utenti presenti sul luogo dell’aggressione, grazie anche al prezioso contributo offerto dall’Ufficio SMART della Procura della Repubblica a supporto dell’indagine del Commissariato. Si è giunti così all’identificazione di 17 persone (due delle quali minori, nei cui confronti si procede separatamente) e di verificare l’avvenuta utilizzazione nella violenta azione di mazze, tubi in metallo, chiavi inglesi e il travisamento di molti degli aggressori. 
La vicenda ha suscitato clamore e sconcerto per la platealità con la quale l’aggressione sarebbe stata condotta da un gruppo di giovani che avrebbero agito in massa, organizzandosi velocemente e riuscendo in pochissimo tempo a radunarsi in almeno quaranta, molti con il volto travisato, munendosi di diversi oggetti atti ad offendere senza alcun timore per le conseguenze e per la gravità delle lesioni che una tale azione avrebbe potuto comportare ai danni delle vittime. 
Gli aggressori avrebbero, in pieno centro cittadino, dato luogo ad una vera e propria caccia all’uomo, non sfociata in conseguenze irrimediabili solo grazie alla prontezza di spirito delle vittime, riuscite a sottrarsi a conseguenze ben più gravi di quelle verificatesi, nonché alla tempestività dell’intervento degli agenti di una volante del commissariato, che si sono posti a protezione degli aggrediti, consentendo che i due fossero soccorsi dai sanitari. 
«Le immagini della violenta aggressione  - sottolinea il procuratore capo Francesco Curcio - sono rimbalzate sui social fino ai vari servizi dei telegiornali regionali, restituendo un’immagine di violenza tribale indicativa di una totale assenza di controspinte inibitorie, talora aggravata dall’odio razziale, aggredendo con l’uso di armi due soggetti indifesi ed esprimendo soddisfazione per la risonanza mediatica avuta dall’episodio attraverso i social network ed auspicando una reiterazione con conseguenze maggiormente efficaci». 
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, come richiesto dalla Procura, ha disposto a carico degli indagati l’applicazione delle misure cautelari dell’obbligo di firma (per 14 indagati) e del divieto di dimora in Acireale (per uno solo degli indagati).