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in tribunale

La truffa della finta base Nato ad Agrigento: chiesti dieci anni per il falso cardinale

La Procura sollecita le condanne per il raggiro legato al progetto fantasma di Punta Bianca tra finti timbri, ceralacca e richieste di denaro a persone in cerca di lavoro

01 Ottobre 2026, 17:55

18:00

La truffa della finta base NATO ad Agrigento: chiesti dieci anni per il falso cardinale

Una colossale messinscena fondata sull’illusione del posto fisso e alimentata dalla disperazione di chi cercava un’occupazione. La Procura di Agrigento ha chiesto tre condanne per i presunti ideatori ed esecutori di una maxi truffa strutturata secondo il modello Ponzi, incentrata sulla fittizia realizzazione di una base militare a Punta Bianca.

La richiesta più severa riguarda Luciano Montemurro, 67 anni, ex gestore di un ristorante a Naro, ritenuto il perno dell’inchiesta e la mente del meccanismo fraudolento: per lui la pubblica accusa ha sollecitato 10 anni di reclusione. Per i presunti complici, i fratelli Angelo Favata (62 anni) e Diego Favata (54), entrambi di Canicattì, sono stati chiesti rispettivamente 4 anni e 10 mesi e 4 anni di carcere.

Secondo l’accusa, il sodalizio puntava su soggetti vulnerabili: persone in difficoltà economiche alla ricerca di un posto stabile e anche piccoli imprenditori del territorio. A tutti veniva promessa una collocazione definitiva presso il Ministero della Difesa, come personale impiegato nella nascente — ma in realtà inesistente — base di Punta Bianca, dove da anni c'è il polligono di tiro Drasy.

Per accedere al presunto piano di assunzioni erano imposte due condizioni inderogabili: il versamento di una quota iniziale non inferiore a 2.500 euro e l’osservanza del più rigoroso riserbo. In tipico stile Ponzi, le prime vittime, una volta intrappolate, finivano per diventare inconsapevoli procacciatrici di nuovi malcapitati. La scenografia del raggiro era curata nei minimi dettagli: durante riunioni ad hoc venivano esibiti plichi sigillati con ceralacca e pre-contratti confezionati su misura, completi di intestazioni e timbri falsi del Gruppo Interforze della NATO. In tali incontri, Montemurro si presentava con l’altisonante identità del “Cardinale Vescovo di Monreale”, figura descritta come dotata di grande peso sociale e politico.

Per accrescere la credibilità dell’imbroglio, i promotori sostenevano inoltre di essere collaboratori diretti del generale agrigentino Luciano Portolano, oggi Capo di Stato Maggiore della Difesa, indicandolo falsamente come futuro comandante della base di Punta Bianca. Con la conclusione delle requisitorie, il procedimento entra nella sua fase decisiva. Il collegio giudicante tornerà in aula il 14 ottobre per la sentenza.