la sentenza
Uccise il fratello per errore durante il pestaggio al concessionario: condannato a 21 anni
Chiuso il primo grado per l'omicidio di Roberto Di Falco del 28 febbraio 2024. Decisive le rivelazioni di Zarbo per il ritrovamento della pistola semiautomatica usata nel delitto.
Inflitta la condanna a 21 anni di reclusione nei confronti di Angelo Di Falco, il quarantenne di Palma di Montechiaro accusato dell'omicidio del fratello Roberto Di Falco, di 38 anni, rimasto ucciso a conclusione di una sparatoria avvenuta nel piazzale di una concessionaria al Villaggio Mosè. La sentenza è stata emessa nel primo pomeriggio dai giudici della Corte d’Assise di Agrigento. Il palmese è stato riconosciuto colpevole di una particolare fattispecie di reato, quella di omicidio “per errore” e anche di tentato omicidio ai danni di uno dei figli del commerciante. Il pubblico ministero Gaspare Bentivegna aveva chiesto una pena di 25 anni.
Il verdetto riguarda il processo ordinario celebrato separatamente da quello degli altri due uomini accusati di avere partecipato all’aggressione. In primo grado inflitti 14 anni e 4 mesi di reclusione a Calogero Zarbo, 43 anni, e 13 anni e 3 mesi a Domenico Avanzato, 39 anni, entrambi di Palma di Montechiaro come la vittima, accusati di omicidio come reato non voluto e tentato omicidio in concorso. Angelo Di Falco avrebbe puntato la pistola che si sarebbe poi inceppata al figlio del rivenditore. La vicenda risale al 28 febbraio del 2024. Calogero Zarbo, nei mesi scorsi ha parzialmente collaborato con gli inquirenti facendo ritrovare la pistola semiautomatica ritenuta l’arma del delitto. Secondo il magistrato della Procura di Agrigento fu la conseguenza di un “omicidio per errore”.
La ricostruzione dell’episodio è particolarmente complessa ma Procura, Gip e Tribunale del Riesame sono d’accordo su un punto centrale: Roberto Di Falco è stato ucciso dopo che il commerciante di auto, che lo avrebbe truffato facendo degli acquisti con degli assegni scoperti, aveva reagito a un brutale pestaggio da parte dello stesso Di Falco, del fratello e di due amici che sarebbero partiti da Palma col proposito di pestarlo e, parrebbe, ucciderlo a colpi di pistola. Il rivenditore di auto, vittima del pestaggio, quando avrebbe visto spuntare la pistola, con una mossa fulminea l’avrebbe spostata deviando il colpo sull’addome di Roberto Di Falco. La spedizione punitiva finita male, in sostanza, si sarebbe conclusa con un omicidio da parte del commerciante che, pero’, non sarebbe punibile in quanto avrebbe agito per legittima difesa. La vittima designata si sarebbe salvata per l’inceppamento dell’arma.