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Agrigento ricorre al Tar contro i tagli al Fondo di solidarietà: persi oltre 2 milioni di euro

La Giunta Sodano aderisce all'azione di Anci Sicilia per contestare il criterio della spesa storica che penalizza i comuni del Sud

09 Ottobre 2026, 10:55

11:00

Agrigento ricorre al Tar contro i tagli al Fondo di solidarietà: persi oltre 2 milioni di euro

Il Comune di Agrigento scende in campo contro il Governo centrale per difendere i propri conti e l'erogazione dei servizi essenziali alla cittadinanza. Con una propria delibera di Giunta, l'amministrazione guidata dal sindaco Michele Sodano ha formalizzato l'adesione all'azione legale promossa da Anci Sicilia per impugnare davanti al Tar il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 16 giugno 2026, relativo al Fondo di solidarietà comunale.

Al centro del ricorso vi è una contestazione radicale dei criteri di riparto delle risorse per i comuni siciliani. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 27 luglio ad esercizio inoltrato, assegna al capoluogo agrigentino appena 3.618.655,20 euro. Tuttavia, il confronto con le simulazioni di Anci Sicilia evidenzia un divario profondo: applicando i parametri dei fabbisogni standard e della capacità fiscale, le spettanze avrebbero dovuto toccare quota 5.701.978,58 euro. Il taglio effettivo ammonta dunque a ben 2.083.323,38 euro.

La causa principale di questa sforbiciata risiede nell'applicazione prevalente del famigerato criterio della spesa storica: si tratta di un meccanismo di allocazione delle risorse pubbliche che si fonda su un principio conservativo. Assegna cioè fondi ai comuni in base a quanto gli stessi enti hanno speso storicamente negli anni passati per erogare i servizi. In parole semplici, chi in passato ha potuto contare su maggiori entrate fiscali, una base economica più ricca o una dotazione infrastrutturale avanzata continua a ricevere di più, perpetuando il proprio vantaggio. Al contrario, i territori strutturalmente svantaggiati, caratterizzati da una minore capacità fiscale e da una spesa sociale storicamente compressa per carenza di bilancio, subiscono una penalizzazione strutturale. Il criterio della spesa storica fotografa e cristallizza le disuguaglianze di partenza, calpestando il principio costituzionale di perequazione e punendo chi avrebbe più bisogno di sostegno statale per garantire diritti sociali basilari.

Questa decurtazione di oltre due milioni di euro ha ricadute drammatiche sulla vita della città: paralizza la capacità di programmazione dell'ente e mette a rischio l'erogazione dei servizi essenziali, dai servizi sociali alla manutenzione.

Per il Comune di Agrigento, però, intanto una buona notizia è arrivata dalle decisioni del Cga per la Regione Siciliana. I giudici hanno infatti fatto chiarezza sui criteri che regolano l'accesso dei disabili psichici alle comunità alloggio, respingendo il ricorso di un cittadino. Il criterio cardine seguito dal Collegio si fonda sulla natura della prestazione e sulle reali caratteristiche della struttura. I giudici hanno ribadito che, per stabilire se un ricovero rientri nei Lea, a carico totale o parziale del Servizio Sanitario Nazionale, non basta considerare il disagio soggettivo, ma occorre verificare se la struttura eroghi cure sanitarie specialistiche o semplici attività socio-assistenziali. Nel caso delle comunità alloggio per disabili psichici, l'assistenza è di tipo socio-assistenziale a bassa intensità riabilitativa e priva di una componente medico-sanitaria specialistica essenziale. Di conseguenza, la spesa non grava sul fondo sanitario, ma spetta interamente al Comune.

Proprio in virtù di questa competenza comunale, il giudice amministrativo ha confermato la legittimità del ricorso alle liste d'attesa legate alle risorse di bilancio.