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spettacolo per gli studenti

I pupi nati dai relitti di Lampedusa: a teatro la storia del migrante Amhed

Sculture antropomorfe realizzate con gli oggetti abbandonati dai profughi raccontano la rotta Tunisia-Sicilia. L'iniziativa didattica promossa dal Parco della Valle dei Templi

20 Maggio 2026, 11:01

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I pupi nati dai relitti di Lampedusa: a teatro la storia del migrante Amhed

Il teatro come specchio del presente, la tradizione dei pupi che si fa memoria viva e impegno civile. Il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi lancia una potente iniziativa didattica e culturale rivolta alle scuole del territorio, portando in scena “Amhed di Redeyef”, un'opera intensa firmata da Giacomo Sferlazzo ed Enzo Mancuso. Due gli appuntamenti in matinée pensati per far riflettere le nuove generazioni sulle rotte migratorie contemporanee: si comincia domani, giovedì 21 maggio, al Teatro Re Grillo di Licata, per poi replicare venerdì 22 maggio al Palacongressi di Agrigento.

Nato dall’inedito e felice connubio tra la sensibilità del cantastorie Giacomo Sferlazzo e la sapiente maestria del puparo Enzo Mancuso, lo spettacolo propone uno sguardo poetico ma profondamente critico sui flussi umani che attraversano il Mediterraneo. L'opera non si limita a narrare una fuga, ma scava nelle radici politiche e geopolitiche degli spostamenti di massa, accendendo i riflettori sulla mancanza di canali d'ingresso regolari e sullo sfruttamento economico che stringe in una morsa la terra d'origine e quella d'arrivo.

Al centro della narrazione c'è Amhed, un bambino tunisino che cresce nel bacino minerario di Gafsa, una terra intrisa di colonialismo francese, fatiche sotterranee e rivolte popolari soffocate nel sangue, come quelle del 2008. Dopo l'arresto del padre e del fratello, per il piccolo Amhed inizia l'odissea verso l'Europa: la traversata del mare, il dramma del naufragio, l'esperienza alienante nei centri di detenzione e, infine, le braccia spezzate dal caporalato agricolo nelle campagne siciliane. Ma il finale scarta la retorica del vittimismo: Amhed compie una scelta di dignità, decidendo di tornare in Tunisia per continuare la lotta per i diritti del suo popolo.

A rendere straordinario lo spettacolo è la sua forte impronta estetica e politica. I pupi che si muovono sulla scena non sono di legno pregiato, ma sono stati interamente modellati partendo dai resti delle imbarcazioni e dagli oggetti personali dei migranti abbandonati nella discarica di Lampedusa, pazientemente raccolti negli anni dal collettivo Askavusa. Ciò che la società ha scartato e dimenticato viene così sublimato dall'arte, trasformandosi in una testimonianza tangibile e commovente. Sul palco, la narrazione fonde tre pilastri della tradizione popolare siciliana: l’Opera dei Pupi, il cartellone visivo dei cantastorie e il cuntu, l'antico modulo ritmico oratorio, interpretati da Enzo Mancuso, Giacomo Sferlazzo e Lorenzo Sferlazzo.

«Portare questo spettacolo davanti agli studenti significa offrire un’occasione preziosa di conoscenza e cittadinanza attiva», ha commentato con forza il direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta. «Il nostro patrimonio culturale non deve essere un’eredità immobile, ma un linguaggio vivo per leggere le urgenze del presente. Vogliamo che il Palacongressi di Agrigento e il Teatro Re Grillo di Licata diventino spazi di partecipazione autentica, dove la memoria e l'archeologia dialogano con i valori dell’accoglienza e della coscienza mediterranea condivisa».