conclusa la selezione
Agrigento si fa teatro: scelti i sei testi del Pirandello Fringe Festival
Gli allievi del corso di Ottavio Cappellani riscrivono le novelle del grande autore agrigentino. Spazi urbani e siti storici si trasformano in palcoscenici contemporanei
La Città dei templi si prepara a trasformarsi in un palcoscenico diffuso, dove le pietre della storia e gli spazi urbani quotidiani diventeranno scenografie vive dell'universo pirandelliano. Il Pirandello fringe festival, l'innovativa kermesse ideata da Roberta Torre, direttrice artistica del Teatro Pirandello di Agrigento, ha tagliato un traguardo decisivo: la giuria di esperti ha selezionato i sei testi vincitori del progetto "Sei novelle in cerca di palco".
I lavori, nati dall'ingegno degli allievi del corso di drammaturgia condotto dallo scrittore e autore Ottavio Cappellani, offriranno una rilettura contemporanea e graffiante delle opere del premio Nobel agrigentino. La giuria – composta da Alessandro Patti, Andrea Cirino, Rita Gari, Marco Savatteri, Valerio Santoro e Tiziana Bonsignore – ha vagliato decine di proposte, premiando la capacità degli autori di far dialogare i temi classici della poetica pirandelliana (crisi dell'identità, incomunicabilità e conflitti interiori) con le nevrosi del nostro presente e la conformazione dei siti storici cittadini.
I vincitori e la mappa della nuova drammaturgia
Le sei opere selezionate spaziano tra registri drammatici, filosofici e sociali. Massimo Pantano, con "I tre secondi" (dalla novella La verità), rimette in scena il contadino Tararà per riflettere sul peso soffocante del giudizio collettivo. Michele Carvello firma invece "La posta in gioco" (ispirato a Il nido), un'analisi cruda sull'impossibilità di costruire relazioni autentiche all'interno di dinamiche economiche oppressive. Il tema del potere e della responsabilità morale è al centro di "Secondo natura" di Angelo Castellano (tratto da Il soffio), incentrato su un uomo capace di dare la morte con un semplice gesto.
La spiritualità e i suoi conflitti con le istituzioni religiose animano "Non è tutto oro ciò che luccica" di Rita Daniela Timpanaro (dalla novella La fede), mentre Giovanni Fardella esplora lo sdoppiamento dell'identità in "Dis(accordo)", lavoro psicologico ispirato ai celebri Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me. Chiude la sestetta Giulia Caci con "E venne Scialle Nero", uno spettacolo intimo concepito per un rapporto essenziale e nudo tra parola, presenza scenica e suggestione del luogo d'accoglienza. Con questo festival, la drammaturgia agrigentina dimostra come il patrimonio classico possa trasformarsi nel più potente strumento di rigenerazione urbana e culturale.