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la mostra

L'arte che cura la storia: a Lampedusa i volti in vetroresina di Gianni Cella trasformano il museo in un "Atlante umano"

Il Parco Archeologico Valle dei Templi e ATS Pelagie portano sull'isola un grande progetto espositivo. La facciata e le sale interne del presidio culturale ospiteranno opere d'avanguardia nate per trasformare la cronaca dei flussi migratori in una profonda riflessione sull'umanità

25 Giugno 2026, 18:42

18:50

L'arte che cura la storia: a Lampedusa i volti in vetroresina di Gianni Cella trasformano il museo in un "Atlante umano"

Non numeri, ma presenze. Non statistiche, ma volti, storie e sguardi che interpellano il passante e il visitatore dal cuore più profondo del Mediterraneo. Tra luglio e agosto, il Museo Archeologico delle Pelagie di Lampedusa si trasformerà in un monumentale dispositivo narrativo grazie a Una sola moltitudine, il progetto espositivo site specific firmato da Gianni Cella. L'artista, protagonista di primo piano dell'arte italiana fin dagli anni Ottanta, porta sull'isola un'opera dalla straordinaria densità poetica, filosofica e politica, curata con rigore da Alessandra Klimciuk.

Promossa dal Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento insieme ad ATS Pelagie, con il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa e in collaborazione con l’Associazione Solart e il Gruppo Zenit, la mostra affronta il tema viscerale dell'appartenenza. Lampedusa, terra simbolo di transiti, approdi e incontri, non è qui un semplice palcoscenico, ma la chiave di volta di una riflessione che abbraccia l’intera umanità, intesa come un insieme di differenze irriducibili racchiuse in un unico grande corpo collettivo.

Quaranta volti sulla facciata: c'è anche Papa Leone

La cifra stilistica di Gianni Cella, che da oltre quarant’anni plasma la vetroresina con una sapienza artigianale che include disegno e pittura, esplode sulla facciata esterna del museo con l’installazione Umano Mediterraneo. Si tratta di una maestosa composizione circolare formata da quaranta volti in vetroresina modellati e dipinti a mano. Figure antropomorfe, ibride, dai colori sgargianti e dalle linee essenziali, che evocano la fluidità delle migrazioni senza mai appiattirsi sulla fredda cronaca quotidiana.

In questa folla di sguardi trova spazio anche il ritratto di Papa Leone. Il pontefice non viene isolato come un protagonista a sé stante, ma è volutamente integrato nella moltitudine, a sottolineare la comune appartenenza e l'abbraccio universale dell'accoglienza, valori di cui la comunità di Lampedusa è testimone storica.

Dalle mappe all'approdo concreto

Il viaggio emotivo prosegue e si amplifica nelle sale interne del museo con Atlante Umano. L'installazione è composta da tre grandi pannelli dedicati ai continenti cardine delle rotte migratorie contemporanee: Africa, Asia ed Europa. Qui le celebri faccine di Cella ridisegnano i confini geografici, sovrapponendosi alle cartografie per trasformarle in mappe relazionali e sentimentali, capaci di raccontare la frammentazione e, al contempo, la connessione globale delle nostre identità.

Al centro del percorso espositivo, la scultura Souvenir di un mondo perduto funge da baricentro concettuale dell'intera mostra, raccordando la simbolica astrazione delle mappe con la cruda, tangibile realtà dell'approdo. È un'opera che restituisce centralità ai corpi fisici e alle singole biografie. Dietro l'apparente pop e la giocosa leggerezza delle tinte accese, emerge l'anima autentica del lavoro di Gianni Cella: una profonda e malinconica riflessione sul disagio esistenziale e sulla vulnerabilità della condizione umana, che l'ironia della materia plastica non fa che rendere ancora più graffiante.