IL PERSONAGGIO
Verdone saluta Acireale: «Un bellissimo ricordo, tornerò»
Quattro serate a Villa Belvedere tra applausi e ricordi personali. Rubini: «Il vero privilegio del successo è restare normali»
Si è chiusa tra gli applausi la rassegna «Quattro Serate con Carlo», il tributo che Acireale ha dedicato a Carlo Verdone. Il pubblico ha gremito Villa Belvedere per quattro sere consecutive, fino all'appuntamento conclusivo dedicato ad Al lupo al lupo (1992).
Protagonista dell'ultima serata è stato lo stesso Verdone, che ha dialogato con Sergio Rubini, Valerio Caprara e Nicola D'Agostino, con la conduzione della giornalista Katia Scapellato. Il confronto ha ripercorso la genesi di uno dei film più intimi della filmografia dell'attore romano.
«È un film per me anche autobiografico, anche se i caratteri dei fratelli non assomigliano pienamente a noi Verdone – ha raccontato –. Però ci sono due fratelli e una sorella, come nella mia famiglia, e un padre vedovo, come mio padre era rimasto dopo la morte di mia madre. Sono partito dal racconto di un padre depresso e solitario che improvvisamente scompare. Da lì nasce un film on the road: tre figli che si ritrovano a cercare il padre».
Tra gli interventi della serata si è distinto quello di Sergio Rubini, che ha reso omaggio non solo al regista ma all'uomo Verdone: «Nel nostro ambiente è rarissimo trovare chi abbia il coraggio di dare fiducia ai giovani. Carlo lo ha sempre fatto e questa è una dote straordinaria. Quando mi ha chiamato a lavorare con lui ho avuto la sensazione che mi stesse aprendo la porta di casa sua. Ho conosciuto una famiglia di grande cultura e un clima umano nel quale un attore riesce davvero a dare il meglio di sé. Se c'è una cosa che mi ha insegnato è che il vero privilegio del successo è riuscire a restare una persona normale. E Carlo ci è riuscito».
Prima della proiezione, il sindaco Roberto Barbagallo e l'on. Nicola D'Agostino, insieme ai rappresentanti di Giunta e Consiglio comunale, hanno ringraziato Verdone e gli ospiti della rassegna, consegnando una targa al direttore artistico Mario Patanè.
Il saluto finale di Verdone è stato accolto da un lungo applauso: «Vi ringrazio tanto per queste serate e per essere stati così numerosi. Mi avete davvero commosso per l'affetto con cui mi avete accolto. Acireale resterà per me un bellissimo ricordo. Spero di poterci tornare e magari di fare qualcosa anche dal punto di vista cinematografico, perché avete un centro storico d'incanto».
L'attore ha poi tracciato un bilancio della propria carriera: «Penso di essere stato, con una parola, un "pedinatore degli italiani": dei nostri tic, delle nostre nevrosi, delle nostre fragilità, delle nostre debolezze, delle nostre mitomanie e delle nostre megalomanie. Sono stato un osservatore e ho fatto quello che potevo fare. Se sono un maestro, come qualcuno dice, non lo so. Io non ho mai vissuto la mia vita da protagonista, ma sempre da fan».
Per il sindaco Barbagallo il bilancio della manifestazione è «assolutamente positivo»: «Da tre anni Acireale investe in un appuntamento che vuole sostenere un'arte fondamentale della nostra cultura, in un momento in cui il settore attraversa una fase complessa. La straordinaria partecipazione registrata in tutte e quattro le serate dimostra che abbiamo raggiunto l'obiettivo. Appuntamento al prossimo anno, con un nuovo protagonista del grande cinema».
Anche D'Agostino ha ripercorso il lavoro che ha reso possibile la presenza di Verdone ad Acireale, individuando nell'autenticità dell'attore il segreto del suo rapporto con il pubblico: «Carlo piace a tutti perché è una persona capace di trasmettere fiducia e positività. Ridiamo dei suoi personaggi, ma in realtà stiamo ridendo di noi stessi. È riuscito a farci riflettere senza giudicarci».