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L'appello di Di Falco a Roberta Torre: "Ritiri il cartellone, è un atto di resistenza per la categoria"

Il regista agrigentino ha invitato la regista a sottrarre la propria proposta progettuale a una gestione che a suo dire omette di riconoscere la centralità della figura intellettuale

03 Ottobre 2026, 16:08

L'appello di Di Falco a Roberta Torre: "Ritiri il cartellone, è un atto di resistenza per la categoria"

Lui la chiama "analisi critica sui criteri di governance della Fondazione Teatro Pirandello e tutela del diritto d’autore intellettuale". Ma il ragionamento di Gerlando Di Falco, produttore, autore, regista e musicista agrigentino è molto più profondo.

Di Falco, lei ha aperto un'ampia riflessione sui criteri di governance della Fondazione Teatro Pirandello di Agrigento. Qual è il nodo centrale della sua analisi?

La governance delle istituzioni culturali contemporanee richiede una correlazione rigorosa e stringente tra le scelte di ordine amministrativo e la valorizzazione del capitale intellettuale. Presso la Fondazione Teatro Pirandello si sta registrando un'asimmetria procedurale non più sostenibile, che solleva un'ineludibile questione di metodo e di etica pubblica.

A cosa si riferisce nello specifico quando parla di "asimmetria procedurale"?

Ci troviamo di fronte a un'evidente e problematica dicotomia: da un lato è stata concessa una tempestiva proroga al mandato della Direzione Generale, mentre dall'altro si assiste alla mancata riconferma della Direzione Artistica affidata a Roberta Torre. Il punto critico è che, nonostante questa mancata riconferma, la pianificazione programmatica e il palinsesto elaborati da lei per la prossima stagione rimangono l'asse portante dell'offerta culturale del teatro.

Perché ritiene inaccettabile utilizzare il cartellone ideato da una direttrice artistica non riconfermata?

Perché il progetto artistico e l'attività intellettuale che lo sottende costituiscono un unicum inscindibile dalla figura del loro autore. Pretendere di trattenere l'esito della progettualità di un professionista, disgiungendolo dalla titolarità della sua direzione, rappresenta una forma di espropriazione delle competenze che inficia i principi cardine del merito e della trasparenza istituzionale.

Nel suo intervento fa riferimento anche a una "presunta gestione inclusiva". Qual è la reale situazione gestionale secondo la sua ricostruzione?

La ricostruzione dei fatti evidenzia una netta inversione di tendenza. La fase di crisi e la successiva implosione della precedente gestione erano state superate attraverso una rigorosa istanza collettiva di rinnovamento e di apertura al territorio. Tuttavia, una volta consolidata la transizione, l'originaria vocazione inclusiva è stata surrogata da una logica di autoreferenzialità burocratica. Gli spazi decisionali sono stati circoscritti a una cerchia ristretta di profili caratterizzati da competenze esclusivamente settoriali e parziali, inadeguate a governare la complessità organica di un teatro, emarginando e escludendo le professionalità locali che avevano sostenuto il cambiamento.

Alla luce di queste dinamiche, qual è la sua richiesta formale a Roberta Torre?

Formulo un invito pubblico e formale a Roberta Torre affinché proceda al ritiro del cartellone e della proposta progettuale da lei presentata per questa istituzione. Non è deontologicamente accettabile conferire il prestigio di una programmazione di alto profilo a una linea politico-amministrativa che omette di riconoscere la centralità della figura intellettuale deputata alla sua creazione. Sottrarre il lavoro di ricerca artistica a siffatte dinamiche negoziali rappresenta l'unico atto di resistenza e di tutela sindacale per l'intera categoria dei lavoratori dello spettacolo.

Quale ruolo dovrebbero assumere gli organi di governo e le istituzioni cittadine in questa fase?

È necessario che gli organi di governo si assumano la piena e autonoma responsabilità strategica delle proprie determinazioni contrattuali, rinunciando a surrogati programmatici frammentari. Allo stesso tempo, la riflessione coinvolge la rappresentanza democratica cittadina. È opportuno che l'opposizione consiliare, forte dei suoi diciannove rappresentanti in Consiglio Comunale, eserciti le proprie prerogative ispettive per fare chiarezza sull'indirizzo politico-culturale della città. La neutralità o il silenzio dell'aula non possono tramutarsi in una tacita acquiescenza verso dinamiche di pura restaurazione burocratica.