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IL CASO

Biennale di Venezia: si dimette l'intera giuria internazionale dopo le polemiche su russi e israeliani

L'annuncio dopo un incontro tra i membri della commissione e il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco

30 Aprile 2026, 17:57

18:34

Biennale di Venezia: si dimette l'intera giuria internazionale dopo le polemiche per l'apertura  a russi e israeliani

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A pochi giorni dall’inaugurazione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, si è dimessa la Giuria internazionale della manifestazione al via il 9 maggio. Hanno lasciato l'incarico Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. Lo comunica una nota della Biennale di Venezia, all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura. 

L'annuncio è arrivato dopo un incontro tra i membri della giuria e il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco. Le dimissioni arrivano all'indomani dell'arrivo degli ispettori del ministero della Cultura alla Biennale di Venezia. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli li ha mandati a Cà Giustinian per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo alla prossima Esposizione d’Arte, al via il 9 maggio. La linea dura del ministro trova il pieno sostegno dell’Unione Europea.

«L'apertura del Padiglione di Mosca è incompatibile con i principi europei» ha detto il commissario Ue alla Cultura, Glenn Micallef che non andrà alla Biennale «fino a quando la Russia sarà invitata». Alla plenaria a Strasburgo, il commissario ha anche ricordato che «l'Agenzia Ue per l’istruzione e la cultura ha notificato agli organizzatori l’intenzione di ritirare il contributo di 2 milioni di euro a meno che la decisione sul padiglione russo non sia ritirata».

Alla base dei nuovi controlli ci sarebbe anche la decisione della Giuria internazionale della Biennale Arte di escludere dai premi Russia e Israele, in quanto guidati da leader «accusati di crimini contro l’umanità». Mentre ai Giardini della Biennale si lavora in vista della pre-apertura del 5 maggio e gli operai stanno sistemando il Padiglione russo, si fa sempre più vicina dunque la possibilità che si arrivi al commissariamento.

In questi mesi la battaglia contro la partecipazione della Russia alla Biennale non si è mai placata: dopo aver chiesto, il mese scorso, l’invio della documentazione sul rispetto delle sanzioni e invitato (inutilmente) la rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, a «rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia», Giuli ha annunciato nei giorni scorsi la sua decisione di disertare l’inaugurazione e di non essere presente neppure alle giornate di pre-apertura dell’Esposizione. Fino all’epilogo di oggi. Il rapporto con il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, che è sempre andato avanti per la sua strada, è ormai arrivato al capolinea.

La Biennale di Venezia ha ribadito più volte, l’ultima in una nota del 23 aprile, «l'assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità», rivendicando che «nessun divieto delle sanzioni europee è stato 'aggiratò, come affermato da ricostruzioni giornalistiche» e che con la Federazione Russa «si sono avute le necessarie interlocuzioni, in primo luogo dal presidente, come per ogni altro Paese, su tutte le procedure in essere, anche in materia di visti, come avviene per le centinaia di partecipanti provenienti da Paesi extra europei».