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Studio Pfas, "nel sangue degli europei livelli record di Tfa, tossico per riproduzione". Ecco dove si trova

L'acido trifluoroacetico rilevato nel sangue di tutti i 110 partecipanti al campione, è un inquinante "eterno"

01 Ottobre 2026, 10:06

10:17

Studio Pfas, "nel sangue degli europei livelli record di Tfa, tossico per riproduzione"

Il Tfa, un Pfas a catena ultracorta derivato dalla degradazione di pesticidi e farmaci, è stato rilevato nel sangue di tutti i 110 partecipanti a uno studio europeo, con concentrazioni che sono le più elevate finora riportate nell’uomo. E’ il dato che emerge dal report 'Pfas levels in Europeans', che, su iniziativa dell’eurodeputata Cristina Guarda e del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, ha analizzato la presenza di diverse sostanze per-e polifluoroalchiliche (Pfas) - i cosiddetti "inquinanti eterni" - nel sangue di 110 volontari provenienti da nove Paesi europei, Italia inclusa.


Il Tfa (acido trifluoroacetico) è stato recentemente indicato dalle agenzie Ue come «tossico per la riproduzione» in quanto potrebbe causare danni al feto e sospettato di compromettere la fertilità. La sostanza - secondo il report  - è stata rilevata nel sangue del 100% dei partecipanti, con concentrazioni 4-5 volte superiori alla somma degli altri quattro Pfas a catena lunga presi in esame e oltre l’80% del carico chimico totale misurato nel sangue dei partecipanti.

«La salute delle donne resta uno dei grandi punti ciechi della ricerca scientifica e della valutazione dei rischi chimici», osserva l’eurodeputata Guarda, che ha coinvolto 46 donne in età riproduttiva nello studio. «Per decenni le donne sono state escluse o sottorappresentate negli studi clinici e tossicologici. Per questo chiediamo che la salute riproduttiva femminile entri sistematicamente nella valutazione e nella regolamentazione dei Pfas che vanno tutti banditi a livello europeo», denuncia.

Per il Tfa, sottolineano gli autori, non è attualmente disponibile un valore guida basato sulla salute che consenta di valutare il rischio associato alle concentrazioni rilevate nel sangue. Tuttavia, lo scorso luglio l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha abbassato la dose giornaliera accettabile a 0,014 mg/chilogrammo di peso corporeo al giorno (rispetto al precedente livello di 0,05), sottolineando la crescente preoccupazione per l’impatto dei Tfa sulla salute umana.


I 110 volontari usati per il campione provengono da Italia, Belgio, Francia, Croazia, Germania, Lussemburgo, Spagna, Danimarca e Finlandia. Tra i partecipanti ci sono madri, donne in gravidanza e in età fertile, residenti nei pressi di stabilimenti chimici e una delegazione di quindici rappresentanti sindacali. Le analisi biologiche sono state effettuate dall’Istituto di medicina del lavoro di Amburgo, mentre l’interpretazione tossicologica confluita nello studio era a cura della Libera Università di Amsterdam.

Ecco dove si trova il Tfa

Il TFA (acido trifluoroacetico) si trova ampiamente diffuso nell'ambiente, in particolare nelle acque sotterranee, potabili, superficiali e minerali, negli ortaggi, nella frutta, nei cereali e nel vino

Acque e alimenti: È stato rilevato in gran parte dei campioni di acqua del rubinetto e in diverse marche di acqua minerale in bottiglia, a causa della sua elevata mobilità e stabilità nel ciclo idrologico

Origine industriale e agricola: Si forma come sottoprodotto o residuo dalla degradazione di gas refrigeranti, aerosol, pesticidi fluorurati e da specifici processi dell'industria chimica e farmaceutica

Ecco, secondo Altroconsumo, in quali oggetti di uso quotidiano si trovano i Pfas

Prodotti di consumo e di uso quotidiano
  • Pentole e padelle antiaderenti: come quelle rivestite in teflon (PTFE).
  • Tessuti e abbigliamento tecnico: capi impermeabili, giacche in Gore-Tex, scarpe, tovaglie e grembiuli trattati per antimacchia o idrorepellenza.
  • Cosmetici e prodotti per il make-up: fondotinta, rossetti, ombretti, mascara e creme antietà o solari in cui i PFAS servono a migliorare la resistenza e la scorrevolezza sulla pelle
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  • Spray impermeabilizzanti: prodotti per scarpe, tessuti e pelletteria.
  • Cerotti sportivi e medicali: spesso impiegati per le loro proprietà isolanti.
  • Carta e imballaggi alimentari: scatole per pizza, carta da forno, involucri per fast food e stoviglie monouso resistenti ai grassi.
  • Filo interdentale: a volte rivestito con materiali fluorurati per scorrere meglio tra i denti.