Politica
Comune, Regione e governo romano: le idee per risolvere l’enigma dello Zen
Fdi insiste: «Chiederemo l’intervento dello Stato», Schifani: «Tutti attorno a un tavolo». Ferrandelli: «Meno progetti, più educatori di strada»
La giornata più importante è quella di domani. Quando don Giovanni Giannalia tornerà solo, forse un po' meno di prima, ma solo. Quando, cioè, si spegneranno le luci su San Filippo Neri e sul quartiere.
Quella di ieri è stata la giornata dei buoni propositi. Idee che percorrono i lati di un triangolo che ha per vertici il Comune, la Regione e lo Stato. In mezzo, lo Zen. Eternamente irrisolto tra necessità educative e legalitarie. «L’azione delle forze dell’ordine – ha detto il prefetto Massimo Mariani - c'è stata, c'è e continuerà ad esserci, ma il problema tocca tanti aspetti. Credo che sia necessario tagliare le radici, le ragioni da cui scaturisce questa sacca di criminalità». Ma è solo una parte del lavoro, spiega Mariani. E su questo sembrano d'accordo tutti. Anche perché l'enigma Zen sembra affondare all'origine, come ha ricordato il presidente della Regione Renato Schifani due giorni fa a San Filippo Neri: «Quel quartiere – ha detto - è nato male, perché quasi tutti gli abitanti di quella zona sono abusivi», da qui, un «degrado contro il quale siamo impegnati a fare il massimo assieme a tutte le istituzioni». Schifani ha accennato all'ipotesi di un “tavolo comune”, da istituire a Palazzo d'Orleans.
Ieri era presente anche il presidente della commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici: «Lo Zen è Palermo – ha detto – e Palermo è lo Zen. Non c'è una zona franca nella quale qualcuno può pensare di fare quello che vuole. Ma qui si vive tra l'immondizia, le macchine bruciate, al buio. Anche l'abbandono è diventato una scorciatoia. Da parte delle istituzioni sembra essere subentrata una sorta di rassegnazione». Per l’ex ministro e componente della direzione nazionale del Pd, Giuseppe Provenzano, «la sicurezza è fatta di tante cose concrete che mancano ai cittadini di questo quartiere. Le responsabilità sono tante e a tutti i livelli. Chi può, deve impegnarsi a fare qualcosa». Non c'era, invece, il sindaco Roberto Lagalla, ufficialmente per un’influenza, ma c'erano rappresentanti della sua giunta. Per Fabrizio Ferrandelli, «ora bisognerà farsi le domande giuste, perché negli anni gli interventi non sono mancati, ma probabilmente non erano quelli che servivano allo Zen. Forse servono più educatori di strada, meno progetti e un piano di riqualificazione che è già partito». Ma un segnale verrà richiesto anche a Roma. È questa, infatti, la linea seguita dagli esponenti siciliani di Fratelli d'Italia, a tutti i livelli. La prima, è stata la deputata Carolina Varchi, poi è stato il turno, tra gli altri, del senatore Raoul Russo. Concetti ribaditi ieri dal segretario cittadino, Antonio Rini: «Porremo con forza il tema all’attenzione del governo nazionale attraverso la nostra deputazione - ha detto Rini - affinchè le energie positive del quartiere siano sostenute e valorizzate e si possa costruire un futuro diverso e migliore». Comune, Regione, governo nazionale. Chi risolverà l’enigma Zen?