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Ballottaggio Agrigento, Alonge dopo il caso Di Rosa: "Solidarietà con le lacrime agli occhi"

L'avvocato lancia l'offensiva in vista del ballottaggio: "Campagna elettorale indegna. C'è chi vuole solo avvelenare il clima, i loro sono ghigni"

29 Maggio 2026, 16:11

16:21

Ballottaggio Agrigento, Alonge dopo il caso Di Rosa: "Solidarietà con le lacrime agli occhi"

Dino Alonge, visibilmente scosso ma politicamente determinato a lanciare la controffensiva dopo il clamoroso passo indietro di Giuseppe Di Rosa. Il candidato sindaco del centrodestra trasforma una nota ufficiale in un durissimo atto d'accusa contro gli avversari del ballottaggio, blindando la propria coalizione e provando a capitalizzare l'emozione di una mattinata convulsa vissuta all'interno del palazzo di città.

Lo sfogo: «Indegno avvelenare la città»

Il fulcro dell'intervento di Alonge è la strenua difesa del patto siglato appena ventiquattro ore prima. «Avevo e ho un sogno: pacificare la città di Agrigento. La nomina di Giuseppe Di Rosa, uomo del popolo, rappresentava e rappresenta un primo passo in questa direzione», esordisce l'avvocato agrigentino, che non nasconde l'impatto umano della vicenda. «Apprendo con amarezza e tristezza quanto accaduto oggi all'interno del palazzo di città, che appartiene a tutti gli agrigentini. Esprimo la mia solidarietà a Giuseppe, a sua moglie e alle sue figlie, e lo faccio con le lacrime agli occhi».

Le parole del candidato del centrodestra si fanno poi affilate quando descrive l'atmosfera che si respira nelle strade a ridosso del voto del 7 e 8 giugno: «Quanto accaduto è indegno in generale, ma ancor più grave durante una campagna elettorale che, in un Paese democratico, dovrebbe essere occasione di confronto civile e rispettoso. C'è chi ha un unico scopo: avvelenare questa città. I loro non sono sorrisi; li ho visti per strada, sono ghigni. Rifiuto e non accetto questo modo di fare politica».

L'appello ai partiti: «È il momento della ragione»

Lungi dall'arrendersi dopo la perdita del suo vicesindaco designato, Alonge usa lo strappo per serrare i ranghi del proprio elettorato e lanciare una chiamata alle armi a tutto il perimetro della coalizione. «Non mi piegano, non mi fermano: mi rendono ancora più determinato», avverte con fermezza. «Per questo motivo rivolgo un appello, che vuole essere anche un abbraccio, a tutte le forze del centrodestra e a tutti gli agrigentini che lavorano, che si impegnano, che non odiano, che pensano a costruire e non a distruggere. Mi rivolgo a tutte le forze del centrodestra, nessuna esclusa: è arrivato il momento della ragione e della consapevolezza».

L'affondo finale contro lo schieramento civico

La chiosa della nota si trasforma in un severo giudizio politico sulla compagine rivale guidata da Michele Sodano. «Io sto dalla parte della città, non dell'odio. Voglio cambiare Agrigento, non distruggerla», incalza Alonge, che poi sentenzia: «Ho il dovere morale e politico di non consegnare la città a chi non potrà mai governarla, né per esperienza personale né per capacità politica. Agrigento non può morire. È dovere di tutti coloro che amano questa città andare a votare liberamente».

Infine, un messaggio pubblico di affetto e stima immutata rivolto direttamente all'alleato appena ritiratosi: «Giuseppe, sei stato mio amico per tanti anni e lo rimarrai per sempre. Ti abbraccio con affetto e concludo dicendo che nessuna delle tue battaglie sarà stata vana. Agrigento farà tesoro della tua esperienza. Andiamo al voto da uomini liberi, da gente che lavora, da gente che costruisce una città migliore, una città che sia davvero nostra». La sfida per l'aula Sollano è ormai diventata uno scontro totale che va ben oltre la contesa amministrativa.