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la guerra dell'acqua

Crisi idrica ad Agrigento, il Movimento 5 Stelle all'attacco: "Guerra nel centrodestra sulla pelle dei cittadini"

Pronta la mobilitazione straordinaria delle forze progressiste contro il sistema delle turnazioni idriche estive

01 Giugno 2026, 20:46

20:50

Ida Carmina, sindaco di Porto Empedocle

Il dramma della distribuzione idrica nell'Agrigentino si trasforma in un durissimo atto d'accusa politico. Nonostante un inverno di piogge che ha finalmente rigenerato i bacini artificiali dell'isola, la popolazione continua a fare i conti con turnazioni d'erogazione estenuanti. Una contraddizione insanabile che spinge l'opposizione a denunciare un vero e proprio corto circuito gestionale, aggravato dall'imminente vigilia della stagione calda e dalle tensioni interne alla coalizione di governo.

Ida Carmina, deputata nazionale del Movimento 5 Stelle, che fotografa la crisi senza sconti per nessuno: «Finita l' emergenza idrica, ad Agrigento continua l' emergenza gestionale. È inaccettabile che migliaia di cittadini restino senz'acqua mentre gli invasi sono pieni e si continua a inseguire la strada dei dissalatori, con costi elevati e impatti ambientali significativi». Secondo l'esponente cinquestelle, «la nuova escalation dello scontro tra Aica e Siciliacque conferma il totale fallimento del sistema di gestione idrica in Sicilia e del Governo regionale guidato da Renato Schifani», a cui si aggiungerebbero «forti perplessità sulle scelte e sulle decisioni assunte da Aica negli ultimi mesi».

L'analisi della parlamentare si sposta poi sull'impatto sociale dei disservizi, denunciando una paralisi che logora il tessuto produttivo e civile: «Alla vigilia della stagione estiva la popolazione dell'Agrigentino è costretta non solo a subire turnazioni, disservizi e lunghi periodi senza acqua, ma anche ad assistere all'ennesimo scaricabarile tra enti e gestori sulla riduzione delle forniture. Una situazione che appare come una vera e propria guerra interna al centrodestra regionale e agrigentino, combattuta sulla pelle dei cittadini». Per il Movimento 5 Stelle, la natura del problema è ormai sotto gli occhi di tutti: «La realtà è evidente: il problema non è la mancanza d'acqua, ma l'incapacità di programmarne, distribuirne e gestirne l'utilizzo. Ci troviamo di fronte a un fallimento gestionale e politico che coinvolge la Regione Siciliana, il Governo nazionale e una gestione locale».

Nel mirino della critica finiscono anche le recenti dichiarazioni del capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, favorevole a mantenere la rotta sugli impianti di dissalazione: «Ancora più sconcertanti risultano le recenti dichiarazioni secondo cui si dovrebbe continuare a puntare sui dissalatori anche in presenza di invasi colmi d'acqua. Una posizione che appare del tutto irragionevole. È difficile comprendere perché non si debba utilizzare prioritariamente l'acqua disponibile negli invasi e si continui invece a privilegiare una soluzione molto più costosa, energivora e con rilevanti impatti ambientali». Carmina non nega l'utilità tecnologica di tali strumenti, ma ne contesta l'abuso normativo: «I dissalatori possono rappresentare uno strumento straordinario in condizioni di reale emergenza, ma non possono diventare la risposta ordinaria quando l'acqua è disponibile e il vero problema è rappresentato dalla cattiva gestione delle reti, dalla dispersione idrica e dall' assenza di programmazione. Insistere su questa strada rischia di produrre un aumento enorme dei costi del servizio».

Un vulnus che, per l'opposizione, assume i contorni di una violazione costituzionale: «Non siamo più di fronte a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo di fronte alla negazione di un diritto fondamentale. Il diritto all'acqua viene quotidianamente negato a migliaia di cittadini dell'Agrigentino che, nel 2026, continuano a vivere condizioni incompatibili con quelle di un territorio europeo moderno. È altrettanto surreale che si continui a moltiplicare commissari, tavoli tecnici, strutture straordinarie e procedure emergenziali senza produrre risultati concreti. Emblematico è il caso del dissalatore di Porto Empedocle, presentato come opera strategica e ancora oggi non pienamente operativa».

La partita per l'acqua diventa infine l'argomento centrale della contesa elettorale per la guida del capoluogo, indicando nel voto amministrativo lo snodo per archiviare i vecchi schemi: «In questo contesto, il ballottaggio di Agrigento rappresenta anche un passaggio decisivo per il futuro della città. L'elezione di Michele Sodano e della coalizione progressista può rappresentare l'occasione per aprire una stagione di reale cambiamento, di buona amministrazione e di attenzione ai bisogni concreti dei cittadini. Serve una discontinuità netta rispetto a un sistema politico e amministrativo che ha dimostrato di non essere più in grado di garantire nemmeno il più elementare dei diritti: quello all'acqua».