la guerra dell'acqua
Crisi idrica ad Agrigento, il Movimento 5 Stelle all'attacco: "Guerra nel centrodestra sulla pelle dei cittadini"
Pronta la mobilitazione straordinaria delle forze progressiste contro il sistema delle turnazioni idriche estive
Il dramma della distribuzione idrica nell'Agrigentino si trasforma in un durissimo atto d'accusa politico. Nonostante un inverno di piogge che ha finalmente rigenerato i bacini artificiali dell'isola, la popolazione continua a fare i conti con turnazioni d'erogazione estenuanti. Una contraddizione insanabile che spinge l'opposizione a denunciare un vero e proprio corto circuito gestionale, aggravato dall'imminente vigilia della stagione calda e dalle tensioni interne alla coalizione di governo.
Ida Carmina, deputata nazionale del Movimento 5 Stelle, che fotografa la crisi senza sconti per nessuno: «Finita l' emergenza idrica, ad Agrigento continua l' emergenza gestionale. È inaccettabile che migliaia di cittadini restino senz'acqua mentre gli invasi sono pieni e si continua a inseguire la strada dei dissalatori, con costi elevati e impatti ambientali significativi». Secondo l'esponente cinquestelle, «la nuova escalation dello scontro tra Aica e Siciliacque conferma il totale fallimento del sistema di gestione idrica in Sicilia e del Governo regionale guidato da Renato Schifani», a cui si aggiungerebbero «forti perplessità sulle scelte e sulle decisioni assunte da Aica negli ultimi mesi».
L'analisi della parlamentare si sposta poi sull'impatto sociale dei disservizi, denunciando una paralisi che logora il tessuto produttivo e civile: «Alla vigilia della stagione estiva la popolazione dell'Agrigentino è costretta non solo a subire turnazioni, disservizi e lunghi periodi senza acqua, ma anche ad assistere all'ennesimo scaricabarile tra enti e gestori sulla riduzione delle forniture. Una situazione che appare come una vera e propria guerra interna al centrodestra regionale e agrigentino, combattuta sulla pelle dei cittadini». Per il Movimento 5 Stelle, la natura del problema è ormai sotto gli occhi di tutti: «La realtà è evidente: il problema non è la mancanza d'acqua, ma l'incapacità di programmarne, distribuirne e gestirne l'utilizzo. Ci troviamo di fronte a un fallimento gestionale e politico che coinvolge la Regione Siciliana, il Governo nazionale e una gestione locale».
Nel mirino della critica finiscono anche le recenti dichiarazioni del capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, favorevole a mantenere la rotta sugli impianti di dissalazione: «Ancora più sconcertanti risultano le recenti dichiarazioni secondo cui si dovrebbe continuare a puntare sui dissalatori anche in presenza di invasi colmi d'acqua. Una posizione che appare del tutto irragionevole. È difficile comprendere perché non si debba utilizzare prioritariamente l'acqua disponibile negli invasi e si continui invece a privilegiare una soluzione molto più costosa, energivora e con rilevanti impatti ambientali». Carmina non nega l'utilità tecnologica di tali strumenti, ma ne contesta l'abuso normativo: «I dissalatori possono rappresentare uno strumento straordinario in condizioni di reale emergenza, ma non possono diventare la risposta ordinaria quando l'acqua è disponibile e il vero problema è rappresentato dalla cattiva gestione delle reti, dalla dispersione idrica e dall' assenza di programmazione. Insistere su questa strada rischia di produrre un aumento enorme dei costi del servizio».
Un vulnus che, per l'opposizione, assume i contorni di una violazione costituzionale: «Non siamo più di fronte a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo di fronte alla negazione di un diritto fondamentale. Il diritto all'acqua viene quotidianamente negato a migliaia di cittadini dell'Agrigentino che, nel 2026, continuano a vivere condizioni incompatibili con quelle di un territorio europeo moderno. È altrettanto surreale che si continui a moltiplicare commissari, tavoli tecnici, strutture straordinarie e procedure emergenziali senza produrre risultati concreti. Emblematico è il caso del dissalatore di Porto Empedocle, presentato come opera strategica e ancora oggi non pienamente operativa».
La partita per l'acqua diventa infine l'argomento centrale della contesa elettorale per la guida del capoluogo, indicando nel voto amministrativo lo snodo per archiviare i vecchi schemi: «In questo contesto, il ballottaggio di Agrigento rappresenta anche un passaggio decisivo per il futuro della città. L'elezione di Michele Sodano e della coalizione progressista può rappresentare l'occasione per aprire una stagione di reale cambiamento, di buona amministrazione e di attenzione ai bisogni concreti dei cittadini. Serve una discontinuità netta rispetto a un sistema politico e amministrativo che ha dimostrato di non essere più in grado di garantire nemmeno il più elementare dei diritti: quello all'acqua».