Politica
Il duopolio agrigentino Gallo-Di Mauro fissano una bandiera in consiglio comunale
Civiltà è stato eletto presidente, vicepresidenti sono Marco Vullo (Mpa) e Giuseppe Nocera (Dc)
Alla fine, così come era avvenuto per le amministrative, il centrodestra di Agrigento dice a lungo di voler cercare l'unità salvo poi spaccarsi sulle posizioni dei singoli. Anche per l'elezione del presidente del Consiglio comunale di Agrigento la maggioranza numerica dell'Aula si è divisa in modo probabilmente irreparabile. Per tutta la giornata di ieri si era inseguita la notizia di un possibile nuovo rinvio, che sarebbe stato auspicato soprattutto dai tavoli palermitani per evitare una nuova scissione pubblica. Ipotesi che a livello locale è stata respinta con decisione, con un grande lavoro di cucitura portato avanti dai "sarti" agrigentini. Arrivati in aula "Sollano" lo schema è apparso subito chiaro: si è "bruciata" la prima votazione, data l'impossibilità di trovare una quadra, e si è puntato al secondo tentativo, quando è bastata la maggioranza semplice dei presenti e non quella assoluta per fare eleggere Giovanni Civiltà con i voti di Forza Italia, Forza Azzurri e Mpa. Insomma, un grande ritorno del "duopolio" Gallo-Di Mauro. A 7 voti si è fermato Gerlando Piparo (Fratelli d'Italia), mentre a 4 Giampiero Carta (Pd), candidato da Dem e Controcorrente alla presidenza per una partita che è stata più di testimonianza che altro.
«Sarò supremo garante e moderatore - ha detto Civiltà nel suo primo discorso - rimanendo fuori da ogni fazione. Dobbiamo ridare al Consiglio comunale la propria centralità, che quest'aula torni cuore della città, un luogo dove si decide il futuro di Agrigento. Il sindaco non ha una maggioranza numerica precostituita ma questo non deve essere una debolezza, ma una opportunità: una maggioranza da costruire sulle idee, purché abbiano al centro l'interesse della città. Abbattiamo muri e costruiamo ponti».
Molto meno "peace and love" i discorsi provenienti da Fratelli d'Italia, tagliata fuori da ogni accordo e anche da qualunque posto nella Presidenza. «Il neopresidente Civiltà – ha attaccato il consigliere Pasquale Spataro - dice che rappresenta il centrodestra, ma è evidente che il centrodestra unito ad Agrigento non esiste, perché questa elezione ha dimostrato che Civiltà è stato eletto alla luce di un binomio con il Mpa, dimenticando che questo centrodestra ha altre componenti, in primis Fratelli d'Italia, ma anche Lega e Dc».
Anche più netto l'ex assessore Costantino Ciulla: «Noi abbiamo sostenuto durante la scorsa seduta il documento per disporre il rinvio dei lavori – ha affermato – sostenendo un percorso unitario. Alla fine si è fatta una scelta diversa. Una cosa è chiara: da Agrigento a Roma non ci saranno più spazi per chi si dice alleato e alleato non è».
Anche nell'elezione di vicepresidente vicario e del vicepresidente il "duopolio" non ha lasciato spazi: il primo incarico è toccato all'ex assessore Marco Vullo (Mpa) e il secondo a Giuseppe Nocera (Democrazia Cristiana). Nessuno spazio nemmeno per Pd e Controcorrente, che hanno chiesto – invano – un'interpretazione alla segretaria generale sulla correttezza della votazione.
A chiudere i lavori è stato il giuramento del sindaco Michele Sodano: «Oggi – ha detto il primo cittadino - è stata una giornata importante, e rivolgo i miei personali auguri di buon lavoro a presidente e vicepresidenti. Avevamo fatto un appello, pur nel rispetto della maggioranza in questa aula. Sarebbe stato utile anche per l'equilibrio avere una figura di garanzia per avere uno spazio per la nostra minoranza. La situazione della città è emergenziale, ed è la città di tutti. Auguro al centrodestra di trovare compattezza per evitare che questo Consiglio possa essere un teatro di scontro politico. La città ha bisogno di un lavoro al di sopra dell'appartenenza partitica. Voglio credere che nei prossimi anni si possa costruire una nuova Agrigento e ritrovare la fiducia che non si è sentita pienamente rappresentata da nessuno di noi. Lavoriamo insieme per un bene superiore».
Ma da domani, appunto, sarà il momento del regolamento di conti, almeno dentro il centrodestra.