l'analisi
Elezioni Agrigento: la sorpresa Michele Sodano e la fine di un'era politica
Nel suo intervento, l'avvocato Enrico Quattrocchi traccia la rotta per la nuova amministrazione comunale. Tra le priorità urgenti spiccano il risanamento del deficit di bilancio con l'aiuto della Regione e l'efficienza dei servizi pubblici, evitando la paralisi consiliare
Una vittoria elettorale inaspettata che rompe gli storici equilibri di potere ad Agrigento, ma anche le pesanti ombre di un'inchiesta giudiziaria che rischia di surriscaldare il clima politico. L'avvocato Enrico Quattrocchi analizza il clamoroso esito del voto che ha portato Michele Sodano alla guida del Comune, tracciando un parallelismo storico con i drammatici eventi che scossero la città nel 1960 e lanciando un appello alla responsabilità istituzionale per il bene della comunità.
"L’elezione a sindaco di Agrigento - scrive l'avvocato Enrico Quattrocchi - del candidato del Centro-sinistra, Michele Sodano, esponente di “Controcorrente”, con il deputato regionale La Vardera, è stata una sorpresa in questa Città da sempre appannaggio politico della borghesia preminente di stampo liberal–cattolico, da quella delle rendite agrarie e poi dei professionisti, dei costruttori, dei commercianti, degli artigiani, del mondo impiegatizio, degli insegnanti ecc, che ha fatto perno principale del potere il controllo del Comune, da una inveterata consuetudine dei favori, anche minuti, dei certificati, delle consulenze, delle concessioni edilizie gestendo la programmazione urbanistica, per cui stenterà a superare lo schok della sconfitta e ci vorrà del tempo. Sempre che il Centro sinistra riesca da subito a dare buona prova della capacità di invertire la rotta e tradurre il consenso ottenuto affrontando i problemi strutturali del deficit di bilancio con risorse aggiuntive impegnando la Regione, dell’efficienza dei servizi pubblici, a cominciare dai parcheggi in centro e a San Leone, costruendo un rapporto istituzionale improntato alla responsabilità ed al dialogo aperto con l’opposizione che ha la maggioranza numerica in Consiglio, scansando lo scontro permanente e la paralisi amministrativa. Ma un esito sfavorevole al ballottaggio non era del tutto escluso peri partiti del Centro destra dopo che avevano sprecato le opportunità del progetto di Agrigento Capitale della Cultura 2025, etichettato come un fallimento istituzionale soprattutto per responsabilità della Regione, per i fondi direttamente mal gestiti, i ritardi ingiustificati accumulati, l’isolamento logistico in cui è rimasta la città e tuttora perdura, rivelatasi la causa principale del deludente impatto turistico ottenuto".
"Senonché - aggiunge Quattrocchi - a pochi giorni dal voto finale la città è stata messa in subbuglio dalla notizia del un procedimento penale attivato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta riguardo all’operato illegale dei dirigenti del Cefpas, per l’assunzione di personale che ha coinvolto anche il deputato regionale Riccardo Gallo e dirigenti e funzionari dell’Assessorato alla Sanità. Accadimento che ha di colpo isterizzato l’anarchia disinformativa dei social e lacerato il mondo politico, con commenti spietati ed oltraggiosi, senza alcun ritegno danneggiando persino persone innocenti, non coinvolte nella vicenda, ma anzi vittime personalmente delle condotte delittuose addebitate agli indagati, quando per un principio elementare di legalità l’osservanza del segreto istruttorio li avrebbe dovuto tutelare. La divulgazione anticipata di notizie e di atti istruttori mette indubbio infatti persino la credibilità stessa dell’azione giudiziaria e delle sue finalità. e questo rappresenta oramai la ragione vera dello scadimento dell’informazione e della qualità della democrazia. Agrigento ha vissuto un clima così traumatico nel 1960, quando venne ucciso il Commissario di PS Cataldo Tandoy, che era in procinto di trasferirsi a Roma chiamato al Ministero dell’Interno per ricoprire l’incarico della gestione dello Schedario Criminale. A Tandoy erano state affidate le indagini di polizia sull’uccisione del dirigente Sindacale della CGIL di Sciacca, il comunista Accursio Miraglia e del Sindaco socialista di Favara, il farmacista Calogero Guarino. Ci si aspettava che l’inchiesta giudiziaria imboccasse con successo la pista della vendetta di mafia ed invece, il magistrato procedente opinò che fosse un delitto passionale e ne attribuì subito senza alcuna cautela la responsabilità al Prof. Mario La Loggia, Direttore Del Commissario dell’Ospedale psichiatrico di Agrigento, professionista stimato e personalità preminente nell’ambiente medico e culturale cittadino, figlio dell’on. Enrico La Loggia, fautore principale dell’Autonomia regional, assieme al socialista Domenico Cigna e al demoliberale Guarino Amella, che Mussolini dichiarò nel 1924 decaduti dalla carica di deputati dopo lo scandalo dell’uccisione di Giacomo Matteotti. Le indagini per fortuna vennero avocate a se dal Procuratore generale Fici che scoperti i veri autori scarcerò il Prof. La Loggia emandò a processo i rei dinanzi alla Corte di Assise di Lecce che emise un verdetto di condanna all’ergastolo. Si disse che quel depistaggio palese delle indagini fosse stato opera degli avversari interni al partito dei La Loggia che avrebbero fornito agli inquirenti indizi inconsistenti e false propalazioni per accreditare i sospetti a carico del prof. La Loggia e della vedova del Commissario, volendo impedire all’on. Giuseppe La Loggia, presidente della Commissione Bilancio della Camera e capo della corrente fanfaniana in Sicilia, di assumere la carica di Presidente del Banco di Sicilia. Nel certificare l'esito delle operazioni di scrutinio e stabilire gli eletti il Presidente del Tribunale di Agrigento, dott. Giuseppe Melisenda, al nuovo sindaco ed ai consiglieri l’augurio di riuscire a collaborare in Consiglio Comunale per rimettere in sesto le finanze del Comune e fare funzionare i servizi essenziali, per risollevarne le sorti con parole che sottoscriviamo, augurandoci che il Consiglio riesca a comporre saggiamente l’Ufficio di Presidenza che è l’organo che dovrà interloquire con l’Amministrazione per il bene della Città, evitando - conclude l'avvocato Enrico Quattrocchi - di scadere nei possibili personalismi che possono arrecare solo danno".