gestione risorse idriche
Di Rosa: "Aica al collasso, società salvata solo dal maxi prestito della Regione"
Il leader civico lancia la provocazione: Agrigento esca dalla consortile e avvii una gestione del servizio idrico in house
La gestione del servizio idrico integrato nell’Agrigentino continua ad alimentare un clima di forte tensione politica e amministrativa. A riaccendere il dibattito è Giuseppe Di Rosa, presidente del movimento civico Mani Libere ed ex candidato sindaco della città dei Templi, che attraverso una dura nota stampa boccia senza appello l'attuale governance di Aica (Azienda Idrica Comuni Agrigentini) e lancia una proposta destinata a far discutere: valutare l'uscita del Comune di Agrigento dalla società consortile per virare verso una gestione completamente in house.
Al centro della requisitoria di Di Rosa c'è la precaria tenuta economico-finanziaria dell'ente gestore. Un dato su tutti, secondo l'esponente civico, certificherebbe la crisi strutturale della società: «Se la Regione Siciliana non fosse intervenuta con un prestito straordinario di 20 milioni di euro, Aica sarebbe già fallita da oltre sei mesi», afferma Di Rosa, definendo quel finanziamento non come un traguardo, ma come la prova provata dell'incapacità dell'azienda di raggiungere un autonomo equilibrio di bilancio.
La preoccupazione principale riguarda l'effetto domino che il rosso di Aica potrebbe generare sulle casse pubbliche. Essendo il Comune di Agrigento proprietario di circa il 20% della consortile, l'accumulo costante di debiti rischia di ripercuotersi direttamente sul bilancio municipale e, di riflesso, sui cittadini.
Da qui il richiamo a un punto chiave del suo programma elettorale: l'avvio immediato di uno studio di fattibilità tecnico, economico e giuridico per valutare il recesso da Aica e il passaggio alla gestione diretta del servizio idrico cittadino. Una scelta che, nelle intenzioni di Di Rosa, non vuole configurarsi come una battaglia ideologica, bensì come un atto di responsabilità amministrativa volto a garantire maggiore trasparenza, programmazione territoriale e tutela del patrimonio pubblico.
L'appello finale di Di Rosa è rivolto al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale, affinché si apra senza pregiudizi un confronto pubblico e trasparente per ridefinire il futuro dell'acqua nell'Agrigentino prima che la spirale debitoria diventi irreversibile.