l'intervista
Lavoro, acqua e cantieri: la ricetta della Cisl per salvare Agrigento
La segretaria Carmela Petralia traccia il bilancio sulle emergenze del territorio, dalla sicurezza alle infrastrutture, e sollecita il Comune
Le ferite del territorio agrigentino restano aperte. Dalla drammatica emergenza idrica che piega famiglie e aziende alle fiamme che devastano il territorio, passando per la piaga degli incidenti sul lavoro fino a quello che appare un ritardo infrastrutturale cronico. O forse cronicizzato. Facciamo il punto con Carmela Petralia, Segretaria Generale della Cisl Agrigento-Caltanissetta-Enna.
Le morti bianche e gli infortuni continuano a insanguinare i cantieri e i campi della provincia. Cosa non sta funzionando?
«Chiamarle "morti bianche" fa sembrare questi eventi inevitabili, ma la verità è che si tratta di decessi dettati da ritmi esasperati, subappalti al ribasso e mancanza di controlli. Non possiamo tollerare che un lavoratore esca di casa la mattina senza sapere se vi farà ritorno. La Cisl lo ribadisce a tutti i livelli: la sicurezza non è un costo da tagliare, ma un investimento obbligatorio. Abbiamo in più contesti richiesto un aumento immediato degli ispettori del lavoro sul territorio, una formazione reale per i lavoratori e la rigorosa applicazione della patente a crediti per le imprese. Servono sanzioni severe per chi scommette sulla pelle delle persone per fare profitto».
L'emergenza idrica ha raggiunto livelli di vera e propria crisi sociale ed economica. Come si affronta questa drammatica situazione?
«La crisi idrica non è una disgrazia improvvisa, ma la conseguenza di decenni di colpevole disattenzione, manutenzioni mai eseguite e reti colabrodo che disperdono oltre il 60% dell'acqua condotta».
A questa piaga si aggiunge l'emergenza incendi, che ogni stagione devasta la provincia. Come si ferma questo disastro annunciato?
«Innanzitutto, come sindacato voglio esprimere la mia vicinanza alle popolazioni colpite questa estate ma soprattutto il mio plauso per il lavoro eroico condotto da vigili del fuoco, forestali, personale della protezione civile e volontari impegnati in questi mesi. Credo che anche in questo caso parliamo di una mancanza di programmazione: la distruzione del nostro patrimonio naturale è legata alla carenza di prevenzione e a un sistema di monitoraggio del territorio ancora inadeguato. Serve una svolta radicale: è l'assenza dello Stato sul territorio che crea il terreno fertile per queste tragedie ambientali ed economiche».
La provincia soffre anche un preoccupante blocco dello sviluppo, tra spopolamento giovanile e infrastrutture inadeguate. Da dove si riparte?
«Agrigento non può rimanere la cenerentola d'Italia sul fronte dei collegamenti e dei servizi essenziali. La viabilità interna è allo stremo e le opportunità lavorative per i giovani sono ridotte al lumicino, alimentando la fuga dei nostri talenti. Per invertire la rotta serve un uso strategico e rapido delle risorse del Pnrr e dei fondi europei. Bisogna puntare su opere infrastrutturali serie, sulla valorizzazione della filiera agroalimentare e su una destagionalizzazione del turismo».
Qual è l'appello finale che rivolge alle istituzioni e alla politica locale?
«Più che un appello generico, la Cisl ha offerto delle proposte per il rilancio della città. Lo abbiamo fatto quando, in campagna elettorale, abbiamo promosso un confronto con i candidati sindaco che si è concluso con l’impegno dei partecipanti a portare avanti un progetto condiviso che tenesse conto delle nostre proposte per lo sviluppo di questa provincia e del capoluogo. Trascorso il periodo estivo probabilmente il sindaco Michele Sodano ci convocherà. In alternativa saremo noi a chiedergli un incontro».