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l'arresto

Preso in 24 ore: chi è Marin Jelenik, il presunto assassino di Alessandro, il capotreno ucciso a coltellate alla stazione di Bologna

E' stato fermato a Desenzano: video e impronte hanno guidato le indagini e i sindacati proclamano otto ore di sciopero

Fabio Russello

06 Gennaio 2026, 21:58

Si è conclusa a Desenzano del Garda, dopo poco più di 24 ore, la fuga dell’uomo accusato di aver ucciso Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno, colpito a coltellate all’addome ieri sera nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna, in un’area riservata al personale. Un’aggressione che, al momento, appare priva di movente.

Il presunto autore, il 36enne croato Marin Jelenik, è stato fermato davanti allo scalo ferroviario di Desenzano privo di documenti e identificato grazie a un sistema di comparazione delle impronte digitali dagli agenti del locale Commissariato. La sua foto segnaletica, diffusa dalla serata di ieri, era stata inoltrata a tutte le pattuglie delle forze dell’ordine.

Secondo la ricostruzione, subito dopo l’omicidio l’uomo aveva preso un treno regionale diretto a Milano. A bordo avrebbe tenuto comportamenti molesti e aggressivi, anche nei confronti del personale, motivo per cui è stato fatto scendere a Fiorenzuola, nel Piacentino, poco prima delle 20 di ieri e affidato alle forze dell’ordine. I Carabinieri lo hanno identificato e poi lasciato andare: in quel frangente non erano ancora state diramate le note di ricerca a suo carico.

Già noto alla Polizia Ferroviaria per precedenti legati al porto di armi da taglio, Jelenik è senza fissa dimora e privo di legami in Italia; era stato controllato in diverse occasioni in ambito ferroviario in varie località del Nord.

Le indagini, condotte dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di risalire alla sua identità a poche ore dall’aggressione grazie alle numerose telecamere di sorveglianza nell’area della stazione. Le immagini mostrano l’arrivo di Ambrosio e il suo essere seguito, per un tempo non breve e senza apparente ragione, dal presunto aggressore.

Mio figlio non aveva nemici, non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca, mio figlio” – ha raccontato al Tg1 il padre, Luigi Ambrosio, anche lui ferroviere da poco in pensione –: io non so cosa sia successo, ancora non l’abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio, poi, avevo un rapporto ottimo”.

Il ricordo che emerge è quello di un ragazzo mite: figlio unico, laureato in statistica, in servizio sugli Intercity a media-lunga percorrenza, appassionato musicista. Gli amici del Centro Culturale Anzolese, con cui suonava spesso, hanno affidato a Facebook un pensiero commosso: “Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così – si legge nel post – una vita di un ragazzo, di un uomo vissuta con estrema gentilezza, di una educazione fuori dal comune, ma soprattutto con goliardia e ironia”.

Sulla stessa linea il messaggio del Comune di Anzola: “Alessandro era un ragazzo gentile, di animo buono, sempre ironico, con la passione per la musica. Un gran chitarrista: la sua morte lascia tutti senza parole”.

A seguito dell’assassinio, le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell’Emilia-Romagna, “si stringono ai familiari e alle colleghe e colleghi” e hanno proclamato per domani uno sciopero del trasporto ferroviario regionale di otto ore, dalle 9 alle 17. In concomitanza con la mobilitazione, indetta “considerato il grave pregiudizio e pericolo per la sicurezza della salute di lavoratrici e lavoratori delle attività ferroviarie”, si terrà dalle 10 un presidio spontaneo in piazza Medaglie d’Oro, di fronte all’ingresso della stazione, con la deposizione di un fiore in memoria del giovane. Le sigle sindacali hanno inoltre richiesto un incontro in Prefettura in mattinata.